AMARGA NAVIDAD

Autofiction di Almodóvar

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Voto: 7.5

Regia: Pedro Almodóvar
Interpreti: Bárbara Lennie, Leonardo Sbaraglia, Aitana Sánchez-Gijón, Vicky Luengo, Rossy de Palma
Paese: Spagna
Anno: 2026
Durata: 111 minuti

Nel nuovo film di Almodóvar, come oramai si firma, c’è un regista che sta scrivendo un film su una regista che sta scrivendo un film. Il gioco di scatole cinesi non è altro che un’indagine sulle radici dell’ispirazione, quella del regista spagnolo che si mette a nudo dividendosi tra due protagonisti, uno reale, almeno nella finzione filmica, l’altro di fantasia, e l’occasione gli consente di esporsi con grande sincerità. Il Pedro-pensiero contamina di frecciate alla contemporaneità (le invettive contro Netflix, cosa significa essere un regista di culto, l’aridità di un mondo dove tutto è business) le consuete ossessioni legate ai temi della malattia, dell’elaborazione del lutto, della depressione, focalizzandosi però maggiormente su quello schermo bianco che ha bisogno di vita vera e vissuta (se non da se stessi, dagli altri) per poter essere riempito da storie verosimili. È lecito trasformare in arte il dolore altrui, vampirizzando gli affetti più vicini per dare voce a un sentire sì universale, ma con il rischio di ferire chi lo ha vissuto o lo sta vivendo sulla propria pelle? È proprio questo interrogativo che diventa via via più bruciante, attraverso una narrazione che dissemina indizi, a volte approfondendoli, altre lasciandoli consapevolmente andare e finendo per soffermarsi solo dove è maggiore l’urgenza del suo creatore.

Latente c’è sicuramente una fase di crisi creativa, una indecisione di fondo derivante dalla mancanza di una storia forte da raccontare, ma che bello quando l’incertezza evolve in una forma così suadente. A fare la differenza è ovviamente il come, e Almodóvar ha uno stile riconoscibile fatto di ricercatissima composizione delle inquadrature (ce ne sono almeno due a Lanzarote che sono meravigliose), abbinamenti cromatici ad effetto, abiti griffati che non passano inosservati (alzi la mano chi al termine della proiezione non vorrebbe trovare consolazione in un maglione giallo, non per forza di  Prada) e abile costruzione di un racconto in cui il metaverso di Pedro si intreccia ancora una volta con l’ironia e il melodramma. Si parte in medias res, con una donna che ha un mal di testa feroce. La impariamo a conoscere gradualmente, con un andamento che gli affondi sonori del fidato Alberto Iglesias rendono quasi thriller, perché aggiungono mistero, a lei come ai personaggi che si inseriscono via via in un racconto in continuo divenire.

Tra i momenti più significativi e toccanti, quelli in cui sono le canzoni* (anche questo è uno stratagemma non nuovo) a dare voce a un disagio fino ad allora inespresso, dimostrando come l’arte arrivi spesso più in profondità delle parole e della razionalità. Quel “la tristezza è la morte lenta delle cose semplici” continua a echeggiarmi dentro. È quasi un puzzle quello che Almodóvar costruisce, in cui le tessere si ricompongono solo alla fine, attraverso una soluzione probabilmente più importante per il suo autore che per noi spettatori che la percepiamo come un po’ artificiosa, anche inconcludente, Poco male se la vicenda resta sospesa, e se del destino di questi personaggi, veri o fittizi (ma non lo sono anche quelli “veri”?), vorremmo saperne di più, quello a cui partecipiamo è il rito di un regista dalla forte personalità che in quasi cinquant’anni di carriera, e attraverso 24 film, ha già detto tutto quello che voleva (poteva?) dire, ma che non molla facendo l’unica cosa che un artista non può smettere di fare: continuare a creare. Nel caso specifico giocando sapientemente con la magia del cinema e le sue infinite possibilità.         

*Le due canzoni sono “La Llorona”, Interpretata dalla leggendaria Chavela Vargas, e “Las simples cosas”, eseguita dall’artista spagnola Amaia

1 commento su “AMARGA NAVIDAD

  1. Questo mi è piaciuto moltissimo, soprattutto per il paesaggio lunare. Da vedere per me. Penso anche che andrò a Formentera.

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