AVATAR – FUOCO E CENERE

Il senso di meraviglia c’è, ma comincia a non bastare

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Voto: 7

Regia: James Cameron
Interpreti: Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver, Stephen Lang, Oona Chaplin
Paese: U.S.A.
Anno: 2025
Durata: 197 minuti

Il maggiore pregio del progetto di James Cameron con la saga di Avatar è quello di avere pensato a un cinema capace di agganciarci alla sala cinematografica, in cui il grande schermo, il 3D, la condivisione del senso di meraviglia, sono parte integrante dell’esperienza. Un cinema al cinema sempre più raro che ci ricorda l’importanza della sala, in questo caso più che mai necessaria per godere appieno del film. Se il primo Avatar ci aveva trasportato altrove con una storia semplice nelle dinamiche ma solida e avvincente, già il seguito aveva allargato gli orizzonti dei personaggi ma anche disperso parte del nostro interesse. Con il terzo capitolo l’aspetto visivo continua ad ammaliare, ma quello narrativo si dilata ulteriormente. A risentirne è la compattezza dell’insieme: troppi personaggi, tra l’altro non sempre facilmente riconoscibili, troppe sottotrame in cui si finisce per perdersi, troppe svolte repentine per dare mordente all’incedere, troppa guerra a risolvere i conflitti (alla fine è sempre una questione di sganassoni), troppe star irriconoscibili dietro ai personaggi. Anche il reticolo dell’animismo, essenza di grande suggestione del progetto, finisce per essere un elemento tra i tanti. In una scansione narrativa che ricalca molto il precedente Le vie dell’acqua, arrivano echi di Mad Max Fury Road con il personaggio di Varang, leader del Popolo della Cenere, sicuramente la più carismatica delle new entry, ma anche lei finisce per essere travolta dal gigantismo dell’insieme che si sparpaglia su troppi elementi finendo per produrre un effetto paradosso di appiattimento delle emozioni. Se c’è una cosa che il film ci fa capire molto bene è come qualsiasi prodigio della tecnica e meraviglia visiva possano sedurci, distrarci, ma non per forza appassionarci; per reggere 3 ore e 17 minuti abbiamo infatti bisogno anche di personaggi in cui credere e di contrasti da sentire e non solo vedere. Lo spettacolo è quindi garantito, e va visto al cinema e in 3D, ma il retrogusto si disperde rapidamente senza prenotarsi un posto nella memoria.

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