HORIZON: AN AMERICAN SAGA La seconda parte non uscirà al cinema nel mese di agosto  —  CINÉ 2024 2 – 5 Luglio 2024 - le Giornate Professionali di Cinema di Riccione

BARBIE

La sorpresa dell'estate

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

di Greta Gerwig con Margot Robbie, Ryan Gosling, America Ferrera, Kate McKinnon, Michael Cera, Ariana Greenblatt, Issa Rae, Rhea Perlman, Will Ferrell, Simu Liu

Greta Gerwig riesce nel miracolo di fare un film dal grande appeal commerciale in grado non solo di intrattenere ma anche dire le cose che si prefigge. Il suo obiettivo, attraverso quello che si può considerare come un vero e proprio manifesto pop, è mettere alla berlina il patriarcato trasformando l’usurato “girl power” in una pungente riflessione su cosa significhi essere uomo e donna nella contemporaneità. L’operazione non è delle più semplici, considerando che nasce con il benestare della Mattel (la seconda azienda di giocattoli al mondo per fatturato dopo Lego), il cui scopo non è tanto riequilibrare i contrasti di genere quanto vendere più bambole possibili; limitarsi ad accusare il film di cerchiobottismo sarebbe però un po’ riduttivo. Sì, certo, è vero che il film critica la Barbie come modello di femminilità frustrante e inarrivabile inducendone però al consumo. Ma chi l’ha detto che i due aspetti non possono trovare un punto di intesa? Non è forse intelligente insinuare il dubbio dall’interno? L’invito è quello di smussare gli assoluti cercando una dimensione quotidiana in cui ritrovarsi, nel gioco come nella vita. In fondo parla di questo Barbie, di un’accettazione di sé che vada oltre i modelli imposti dall’alto. Non a caso una delle sequenze più significative è quella che mostra l’incontro di Margot Robbie con un’anziana signora seduta su una panchina (che poi è la costumista Ann Roth), in cui Barbie la guarda con ammirazione dicendole che è bellissima e ottenendo l’emblematica risposta “Lo so!”. Un invito alla consapevolezza di sé in una sola battuta (che, tra l’altro, la produzione voleva tagliare in quanto non “necessaria” ai fini del racconto).

La scoppiettante sceneggiatura, scritta dalla Gerwig in tandem con il compagno Noah Baumbach, adotta un punto di vista subito interessante perché evita il piagnisteo ribaltando la prospettiva. Ciò a cui assistiamo all’inizio è infatti un vero e proprio matriarcato, rappresentativo di una femminilità tossica in cui a farne le spese sono i Ken, quindi gli uomini, che vivono solo in funzione dello sguardo delle Barbie. Un punto di vista originale che pone interrogativi, bypassa il vittimismo e facilita l’empatia. Poi il film prosegue mantenendosi sempre su un registro brillante che amplia le linee narrative cercando un equilibrio, a volte precario ma alla fine centrato. Succedono infatti le cose più assurde e insensate, ma il film ha la capacità non così scontata di renderle plausibili, nel contesto di pura fantasia adottato, grazie al ritmo sostenuto e a una sceneggiatura problematica e chiara negli intenti a cui si cede piacevolmente. Nel tritatutto della Gerwig finiscono 2001: Odissea nello spazio, Il padrino, la cellulite, gli addominali, le scarpe con il tacco, John Cena e pure le Birkenstock, si sfonda la quarta parete (il commento sulla bellezza di Margot Robbie) e le trovate visive si susseguono con brio (dallo scombiccherato e folle viaggio per andare da Barbieland al mondo reale, all’affidare al ballo e al canto alcuni snodi narrativi). Nel divertimento che ne deriva, perché la visione se si decide di stare al gioco (e il film ha la capacità di abbassare le difese) è spassosa, leggera e non superficiale, si riesce anche quasi ad accettare Will Ferrell (quasi eh!). Unica grande assente: la sessualità. Che fine fanno in questo nuovo e inclusivo ordine costituito le pulsioni umane, quelle che vanno oltre l’agire razionale e la sensatezza? Lo scopriremo, ma non credo, nella prossima puntata. Anche se la battuta che con originalità conclude il film apre spiragli al possibile. Ah, Margot Robbie e Ryan Gosling sono perfetti, così come scenografie e costumi.

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