BIANCANEVE

L’intrattenimento è garantito ma la magia è solo evocata

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Voto: 5.5

di Marc Webb con Rachel Zegler, Gal Gadot, Emilia Faucher, Andrew Burnap

U.S.A. 2025 – durata 109′

Parlare del remake live-action del classico Disney Biancaneve e i sette nani è un po’ come attraversare un campo minato, perché è diventato il film politico per eccellenza, quello per cui schierarsi, da immolare alla causa o da cui prendere le distanze. E se provassimo a uscire dagli schieramenti preconcetti e a vedere il film per quello che è, soprattutto a vederlo prima di parlarne? Cominciamo dalle premesse. Cosa significa partire da un film e riproporlo? Dipende ovviamente da quali sono gli obiettivi e da chi si fa carico del progetto. Ci può essere il remake shot-for-shot, quindi identico scena per scena, come nel caso dello Psycho di Gus Van Sant, quello che mantiene lo spirito dell’originale ma lo contestualizza diversamente, come West Side Story o CODA, molto attenti ad allinearsi a valori inclusivi, e quello diversissimo, in cui l’originale viene stravolto, come è il caso del recente Speak No Evil che sembra inizialmente molto simile all’originale ma poi va in tutt’altra direzione. Non ci sono regole ed è questo il bello. Attenzione anche quando si parla di classici, pensiamo alle opere di Shakespeare, tra le più trasposte di sempre, e a tutte le possibili varianti che una storia, come ad esempio quella di Romeo e Giulietta, ha avuto e avrà: patinata per Franco Zeffirelli o postmoderna per Baz Luhrmann. Non è che l’una sia meglio o peggio dell’altra perché più fedele all’originale, è sempre questione di efficacia del risultato. A questo punto la domanda è: quale variante è quella di Biancaneve?

La strada scelta dalla Disney, in linea con le ultime produzioni, è quella di aggiornare la fiaba ai tempi, restando però fedele all’originale del 1937 nello spirito e nei passaggi chiave, che ci sono quasi tutti, dalla mela avvelenata, allo specchio delle mie brame, ma anche i sette nani, il bacio di vero amore e il vissero felici e contenti. L’originalità è tutta nel porre la protagonista femminile non come oggetto passivo ma come motore dell’azione, non quindi come bella in attesa del principe azzurro, ma come ragazza gentile con animo rivoluzionario, senso della giustizia e attitudini da leader. Il tutto in chiave musical, con nuove canzoni a corredo dell’azione e un messaggio all’insegna della pacifica convivenza e della condivisione delle risorse. Se c’è un problema di fondo, non è tanto nelle scelte su cui più si è (inutilmente) discusso in questi mesi (i nani che non vengono chiamati nani, i nani ricalcati in digitale su attori in carne ed ossa al posto di nani veri, la mela riportata dal cacciatore al posto del cuore di cinghiale, il fatto che la regina sia più bella di Biancaneve o che Biancaneve non sia bianca come la neve), ma che l’insieme, pur nella scorrevolezza dell’incedere, risulti abbastanza anonimo, privo di una personalità che non sia determinata unicamente dalle scelte inclusive.

Tutto pare soprattutto funzionale alla causa che è uscirne il più possibile indenni, obiettivo in tal senso raggiunto e non era un’operazione per niente semplice, va riconosciuto. Marc Webb confeziona infatti un intrattenimento godibile, calibratissimo nel mantenersi in equilibrio tra passato datato e spinte progressiste, che però si confonde con mille altri e finisce per risultare lineare, superficiale e privo di guizzi, con costumi, scenografie, musiche, canzoni e coreografie funzionali ma che non lasciano traccia. Non lo aiutano più di tanto gli interpreti: niente da dire su Rachel Zegler che è proprio brava nel supportare il ruolo con determinazione cantando magnificamente, Gal Gadot è invece solo bellissima in una parte che avrebbe avuto bisogno di ben altro carisma, mentre l’aitante Andrew Burnap è talmente perfetto da sembrare di sintesi pure lui come i nani. Insomma, il rischio è che si ricordi soprattutto per le polemiche preventive e assurde che ha generato, perché il risultato è decisamente innocuo. A meno che non ci sia qualcuno che davvero si scandalizzi perché Biancaneve non è ritratta come una ragazza in attesa di un principe azzurro che le dia un senso, perché in tal caso il problema non è sicuramente del film.

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