IL BARO-METRO: SGUARDI DALLA SALA (03/23_24) – PARTE 2 III TRIMESTRE STAGIONE 2023 / 2024  —  IL BARO-METRO: SGUARDI DALLA SALA (03/23_24) – PARTE 1 III TRIMESTRE STAGIONE 2023 / 2024

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Il cinema e la sua misteriosa seduzione

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

di Luca Guadagnino con Zendaya, Josh O’Connor, Mike Faist

Lui, lui e lei. No, anzi, lui, lei e lui. Ma forse è più corretto dire lei, lui e lui.  E poi c’è anche il tennis, ma potrebbe essere un qualsiasi altro sport. Questo, in rapida sintesi, il nuovo film di Luca Guadagnino, regista dalla forte personalità e con un’idea precisa di cinema che in fondo gira sempre lo stesso film, cerebrale, ai limiti del grottesco e mai sentimentale, ma che sta passando dall’essere di nicchia a popolare. La sua visione punta ancora una volta a mettere in scena ciò che gli piace e come gli piace, con una misoginia di fondo (quanto è respingente la protagonista femminile?) e il piacere quasi tangibile nel filmare il corpo maschile.

Se si segue senza fiatare dall’inizio alla fine, incuranti dell’abbondante minutaggio, è grazie soprattutto all’amalgama tra riprese virtuosistiche, musica elettronica che è una bomba (firmata da Trent Reznor e Atticus Ross), interpreti perfetti (Josh O’ Connor su tutti) e una scrittura che incalza attraverso un impasto di sesso, gioco e potere che lega i personaggi tra loro e di rimando a noi. Il sesso però ha poca carne e poco sangue (e non solo perché è sempre fuori scena), il gioco del tennis e le sue dinamiche restano più che altro un contenitore cool e il potere si esercita attraverso forme incrociate di dominio e seduzione che non vanno più di tanto in profondità.

A dare ritmo al racconto contribuiscono anche il montaggio e la scansione temporale che esagera consapevolmente avanti e indietro nel tempo, manco fossimo in un film di Christopher Nolan. La sequenza migliore è quella dell’incontro a tre in camera d’albergo, l’unica in cui Zendaya molla il broncio perenne e dove i protagonisti maschili sembrano uscire da ciò che rappresentano (il campione dominato e l’outsider cinico) per essere mostrati per quello che sono (complici e amanti). Ogni tanto si cade nel cattivo gusto (i doppi sensi a base di banane e churros, ma veramente?), nel fasullo (ancora scene di quasi sesso in reggiseno?) e nel pacchiano (quel vento da melodramma), ma una certa discontinuità fa parte del pacchetto, quindi prendere o lasciare e conviene prendere, perché se si sta al gioco ci si diverte.

È un cinema molto in linea con i tempi quello di Guadagnino, in grado di intercettare una sensibilità lontana da ogni introspezione e concentrata sul qui e ora. Un cinema epidermico, fluido, dove l’amicizia vince sugli affetti, anzi, le amicizie diventano gli affetti e il sesso è più strumento che fine. Può esaltare, essere rifiutato, oppure intrattenere piacevolmente limitandosi a grattare la superficie griffata delle cose. Al di là dei vani tentativi di razionalizzazione, però, forse non capiremo mai fino in fondo perché ci attrae, respinge e alla fine seduce. Che sia la magia del cinema?

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