GLI INTROVABILI Rassegna cinematografica al cinema Odeon di Bologna  —  CINEMA IN FESTA – SETTEMBRE 2026 Giunge alla nona e ultima edizione

DISCLOSURE DAY

Siamo diventati troppo cinici?

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Voto: 6.5

Regia: Steven Spielberg
Interpreti: Emily Blunt, Josh O’Connor, Colin Firth, Eve Hewson, Colman Domingo, Wyatt Russell, Henry Lloyd-Hughes
Paese: U.S.A.
Anno: 2026
Durata: 145 minuti

Steven Spielberg torna alla fantascienza con un suo soggetto sviluppato attraverso la sceneggiatura del fidato David Koepp (la parte più debole del progetto). Il film comincia in medias res catapultandoci in un incontro di pugilato che nasconde uno scambio di materiale scottante tra uno specialista in sicurezza informatica (un Josh O’Connor molto in parte) e un’agenzia segreta filogovernativa. È un inizio incalzante che imprime ritmo al susseguirsi di eventi in cui diventa via via sempre più determinante una meteorologa televisiva (Emily Blunt, funzionale al ruolo) che inizia a emettere strani suoni gutturali in diretta tv. I personaggi sono tanti e impariamo gradualmente a conoscerli, ognuno con una specifica funzione, narrativa e tematica: la “fidanzata” ex novizia (la sempre più lanciata Eve Hewson) che teme il possibile crollo della fede in caso di accertata presenza extraterrestre, il cattivo di turno (un Colin Firth un po’ fuori parte) che è il capo delle spie che ha ceduto al lato oscuro della forza e il suo alter ego Colman Domingo (ormai il nuovo Morgan Freeman) che ha invece capito da che parte stare e guida un gruppo di dissidenti. Ogni tappa del racconto concorre al disvelamento finale, suggerito dal titolo esplicativo, in cui si sollecita, con una chiusa ad effetto, l’empatia.

Il risultato è succo di Spielberg al cento per cento, con la macchina cinema perfettamente oliata, grazie anche alla collaborazione di super professionisti, tutti premi Oscar, come John Williams alla colonna sonora, Janusz Kamiński alla fotografia, Adam Stockhausen alle scenografie e Paul Tazewell ai costumi. Centrale, e cartina di tornasole di un presente poco rassicurante (la terza guerra mondiale è alle porte), il tema cardine per il regista dell’apertura nei confronti del diverso e dell’ignoto. L’invito è di accogliere anziché attaccare, cedendo allo stupore e predisponendosi all’ascolto, con un cinema improntato alla speranza e alla meraviglia, ancora una volta utilizzato per comprendere e rielaborare le contraddizioni della contemporaneità. Tutto lodevole e in grado tutto sommato di coinvolgere, ma nella resa complessiva anche un po’ farraginoso, con la sospensione dell’incredulità che latita in più occasioni (la buona disposizione del prossimo, in tutto il raccordo finale, in primis), una parte action che stride con il resto, dei cattivoni di nero vestiti assai stereotipati e un’ingenuità di fondo nell’attribuire alla tv, che non guarda più nessuno, un ruolo così centrale nel possibile riverbero delle notizie. Che sia questione di fede vacillante in un cinema d’altri tempi che non sembra tenere conto che siamo diventati tutti più cinici e scafati e abbiamo meno fiducia, non solo nel potere e in chi lo esercita, ma anche nella collettività che quel potere ha contribuito a innalzare? Sì, certo, questa è un’altra storia che poco ha a che vedere con il film, anche se forse il disincanto è una delle principali cause per cui l’insieme intrattiene ma soddisfa solo in parte. Ah, brutti e basta, invece, gli animali visibilmente di sintesi.

3 commenti su “DISCLOSURE DAY”

  1. visto con grandi aspettative, uscito con grande delusione. Spielberg ha perso il tocco, al di la’ della tecnica, della suspance piu’ da thriller, non c’e’ nulla di sorprendente nel film Ovvio e risaputo. Ed infine basta con questa rappresentazione degli alieni come bimbetti grigi dai grandi occhioni lucidi…basta, da Spielberg tutto cio’ e’ inaccettabile.

    1. Io, come puoi vedere dalla recensione, non mi sono certo esaltato, però si tratta di una rappresentazione in linea con il suo immaginario

    2. Questo è quello che io considero un filmone. Non ti annoi è ben costruito.a volte, soprattutto nella prima parte si impigliato un pochino, ma se non volete pensare è un film discreto.

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