di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Voto: 6Titolo originale: Is This Thing On?
Regia: Bradley Cooper
Interpreti: Will Arnett, Laura Dern, Andra Day, Bradley Cooper, Blake Kane
Paese: U.S.A.
Anno: 2025
Durata: 121 minuti

Nonostante sia scritto con sensibilità (anche con qualche scorciatoia), ben diretto e recitato, c’è qualcosa che non torna nel terzo film di Bradley Cooper che racconta il limbo affettivo ed emozionale che accompagna la fine di un rapporto di coppia. Forse è il contrasto tra una regia che sta addosso ai personaggi, cercando la verità nei dettagli e nella concitazione, e il realismo solo parziale degli esiti. Basta pensare al poco approfondimento del lavoro nella finanza del protagonista che, oltre a molto tempo a disposizione, non sembra avere il minimo problema economico, spesso grande problema nelle separazioni, improbabile quindi che stia a questionare per pagare 15 dollari per entrare in un locale (ma è su quella trovata di sceneggiatura che si fonda il suo accesso al mondo della stand-up comedy). Non convince del tutto nemmeno la chiusa amara ma conciliante, il dolente e umanissimo rispecchiarsi dei due protagonisti nelle reciproche infelicità e distanze, perché passa attraverso simbolismi un po’ didascalici, quella foto di schiena e poi di faccia (triste) a emblema della vicendevole accettazione e ritrovata armonia. Boh, ma davvero? Bella invece l’idea alla base del soggetto, liberamente ispirato alla vita del comico inglese John Bishop, di una rielaborazione della crisi personale e di coppia del protagonista attraverso la stan-up comedy: nel raccontare a un pubblico di sconosciuti il proprio sentire senza filtri ha modo di esorcizzare i propri fantasmi, soprattutto consente al dolore di uscire per trasformarsi in altro.


Davvero svogliato, invece, l’escamotage di sceneggiatura di dare una svolta al racconto, e all’evoluzione dei personaggi, facendo in modo, in maniera del tutto poco credibile (la solita coincidenza assurda), che in una città come New York la protagonista si ritrovi spettatrice casuale dello spettacolo dell’ex marito, di cui “ovviamente” non sapeva nulla. Una tipica situazione da commedia degli equivoci che funziona nelle conseguenze che determina ma ben poco nelle premesse. Anche con il gruppo di amici storici non si capta mai vera confidenza, solo bei dialoghi, costruzione di contesti, quelli sì, credibili, ma dietro la forma perfetta un percepibile senso di artifizio. C’è anche un’ombra di maschilismo latente nel fatto che solo all’uomo sia concesso di fare sesso al di fuori della coppia, anche se ex, e nella scelta della professione della donna, addirittura ex campionessa olimpionica, come se fosse lecito un lavoro femminile solo se super gratificante e remunerato, altrimenti a casa ad accudire la famiglia, anche se forse deriva solo dall’incapacità della commedia U.S.A. di staccarsi dai contesti alto borghesi, probabilmente perché più fotogenici, o perché vendono al mondo uno stile di vita, ormai da tempo però ben distante dal sogno. E allora perché un po’ di quel dolore messo in scena ci resta addosso? Perché tocca corde universali e nelle mezzetinte dice cose vere, e perché il protagonista Will Arnett (un Alan Rickman stropicciato finora confinato per lo più in serie tv) trova il giusto approccio al personaggio e sfodera un certo carisma. Laura Dern è invece, come sempre, meravigliosamente respingente.

