GLI INTROVABILI Rassegna cinematografica al cinema Odeon di Bologna  —  CINEMA IN FESTA – SETTEMBRE 2026 Giunge alla nona e ultima edizione

FUORI

Ritratto di scrittrice e delle sue creature letterarie

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Voto: 7

di Mario Martone con Valeria Golino, Matilda De Angelis, Elodie, Corrado Fortuna

Italia 2025 – durata 115′

Il film di Mario Martone non è un biopic, nel caso specifico della scrittrice Goliarda Sapienza, più che mai sulla cresta dell’onda da quando Valeria Golino ne ha trasposto nell’omonima miniserie tv il suo celeberrimo “L’arte della gioia”, ma la fotografia di uno specifico momento della sua vita, quando nel 1980 andò in carcere per avere rubato alcuni gioielli a un’amica con cui era entrata in conflitto. Il viaggio imbastito da Martone, insieme alla fedele co-sceneggiatrice Ippolita Di Majo, affronta soprattutto le conseguenze dell’esperienza sul sentire della protagonista una volta scontata la pena. L’ispirazione sono i libri “L’università di Rebibbia” del 1983 e “Le certezze del dubbio” del 1987, in cui la scrittrice racconta il vissuto carcerario e il senso delle amicizie nate a Rebibbia. Non così immediato entrare nel contesto attraverso il film che sembra procedere per calcolate divagazioni, perché, come spesso accade nei film del regista napoletano, molte cose vengono date per scontate o sono a carico dello spettatore. Superato questo primo empasse – che comunque un peso ce l’ha, considerando l’utilizzo di un linguaggio universale come quello del cinema che dovrebbe/potrebbe avere già in sé tutti gli elementi per favorire la piena comprensione di ciò che si vede (non a caso al Festival di Cannes, dove era in concorso, ha avuto voti  bassissimi dalla critica internazionale, mentre è stato incensato da quella nazionale) – il viaggio offerto da Martone è di quelli nutrienti, perché costruisce lo scavo di un personaggio in grado di mostrarne con intensità il disagio e la forza.

La protagonista vive senza quell’approvazione altrui che rende tutto più facile e legittimo, ma crede fermamente nella sua ispirazione, nel suo scrivere, e come i veri artisti non può fare a meno di fare ciò che fa, perché è parte di lei, l’unica via possibile. L’esperienza del carcere, attraverso il rapporto solidale instaurato con altre due donne, genera in lei una sorta di rinascita interiore perché le consente di trovare quella libertà dal giudizio altrui, dal rifiuto sociale, dalle ipocrisie borghesi, dalle etichette, che la fanno sentire, forse per la prima volta, accettata e benvoluta, anche un po’ amata. In prigione conta solo il rapporto umano e accade così che il “dentro” (al carcere) diventi il “fuori” (dai salotti, dal quotidiano, dalla routine), a differenza del “fuori” effettivo che ha ancora gabbie invisibili da cui liberarsi. Il senso profondo del film è proprio nel titolo e nel suo rincorrersi tra vuoti e pieni, come nella lunga sequenza all’interno della profumeria in cui le tre amiche ritrovate ricostruiscono uno spazio immaginario in cui potersi muovere in totale complicità, proprio come accadeva in prigione (il “fuori” torna alla dimensione intima del “dentro”). Il film, sapientemente illuminato da Paolo Carnera che trasforma la Roma degli anni ’80 in un luogo metafisico, non ambisce al realismo ma è il ritratto di una donna, già in carcere prima di entrarci, e delle creature letterarie tratte dalla sua storia personale.  Molto in parte Valeria Golino, a suo agio nel dare misura e spessore al personaggio, brave Matilda De Angelis, co-protagonista a tutti gli effetti, ed Elodie, in un piccolo ma significativo ruolo, nel reggerle con naturalezza il gioco.

2 commenti su “FUORI”

  1. Mario Martone è, a mio avviso, un regista d’autore autentico. La sua impronta è sempre riconoscibile, personale e incisiva. Le ambientazioni dei suoi film colpiscono per la precisione della ricostruzione storica e, allo stesso tempo, per la capacità di aprire a rimandi simbolici e filosofici mai banali. Martone è un artista impegnato, capace di intrecciare alle sue opere un’impronta sociale e riflessiva, pur restando pienamente dentro il linguaggio del cinema. Anche in Fuori, i riferimenti estetici, filosofici e politici sono molteplici e originali, e costruiscono un tessuto narrativo stratificato, che merita attenzione.

    Tuttavia, il limite principale di questo film risiede, a mio parere, in una prova d’attrice che non regge il peso del personaggio: Valeria Golino nei panni di Goliarda Sapienza. Ho letto le opere della scrittrice e ascoltato numerose sue interviste; ne ho colto la forza, la rabbia, la passione anticonformista. Tutto questo, purtroppo, non passa attraverso l’interpretazione della Golino, che appare piuttosto un esercizio mimetico – postura, voce, aspetto – più che una vera incarnazione del personaggio. E proprio perché l’imitazione è evidente, il risultato è forzato, rigido, poco vibrante.

    La Golino non riesce a restituire quella rabbia profonda e autentica che in Goliarda si trasforma in indignazione e rende vive, taglienti, le sue parole. Manca la scintilla.

    A confronto, Matilda De Angelis, nel ruolo di Roberta, offre una prova intensa, sentita, capace di reggere la complessità emotiva del ruolo. La sua interpretazione riesce a far vibrare il brivido di chi, grazie alla potenza della propria inconsapevole bellezza, gioca con la morte. È una bambina fragile che, senza mai scadere nel ricatto morale, tiene alta la testa come una guerriera già sconfitta per destino.

    Questo squilibrio danneggia l’intero film, soprattutto nella relazione tra le due donne, che avrebbe potuto essere il cuore pulsante della storia, ma resta invece parzialmente inespresso.

    La Golino sembra rimanere in superficie, quasi appoggiata al personaggio, e gli conferisce una sfumatura infantile e bamboleggiante che, personalmente, trovo lontana dalla figura di Goliarda Sapienza. È questa distanza a indebolire l’impatto narrativo del film, nonostante il grande lavoro registico che lo sostiene. Fuori è un film visivamente potente, concettualmente denso, ma che non riesce a decollare del tutto. E credo che il motivo principale sia proprio la scelta – e l’interpretazione – della sua protagonista.

    1. Grazie per il commento. Non conoscendo in modo approfondito il personaggio reale non ho colto questo aspetto e reputo l’interpretazione dell’attrice riuscita, ma capisco il tuo punto di vista.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *