CINEMA REVOLUTION Edizione 2024  —  CINEMA IN FESTA Al via la quarta edizione

IL RAGAZZO E L’AIRONE

un compendio del Miyazaki-pensiero

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

di Hayao Miyazaki

Hayao Miyazaki apre ancora una volta le porte dell’inconscio, suo e nostro, attraverso un cinema dallo stile riconoscibile che è prima di tutto un inno alla fantasia. Si dice che ogni regista finisce per girare sempre lo stesso film e Il ragazzo e l’airone ne è la conferma, perché pare una variante de La città incantata, con rimandi anche ad altri film della sua densa filmografia. Anche qui c’è un protagonista molto giovane che deve compiere un percorso iniziatico per acquisire consapevolezza di sé; anche qui la natura e la sua ingovernabilità giocano un ruolo importante; anche qui ci sono creature fantastiche (pellicani famelici, parrocchetti ostili, warawara coccolosi, ma su tutti l’airone custodia umana); anche qui l’orrido e il sublime si combinano in apparente contraddizione e ogni nuovo incontro cela pericoli e opportunità, a sottolineare l’ambivalenza che caratterizza ogni essere vivente; anche qui il cibo e il suo consumo sono mostrati con attenzione ai dettagli, sia visivi che sonori, e sono, oltre che irresistibili, esplicitazione dello stato d’animo dei personaggi; anche qui razionalità e pulsioni entrano in conflitto per giungere a un quanto mai fragile equilibrio. Qui, in più, c’è l’elaborazione del lutto che diventa parte integrante della narrazione e del cammino del protagonista, con un senso di morte che permea tutto il film dando l’idea di un’opera testamento in cui sembra che l’autore abbia voluto racchiudere i cardini della sua poetica.

Se l’insieme seduce, un po’ come accade nei confronti dei personaggi, finisce anche per respingere. Rispetto ad altre opere di Miyazaki la sceneggiatura ha infatti bisogno di ricorrere maggiormente alle parole per spiegare ciò che mostra e consentire allo spettatore di non perdersi nel viaggio (cosa che comunque accade). Ma la magia spiegata perde fascino e seguire il viaggio non consente sempre di abbandonarsi a esso come accadeva in altre opere, dove la progressione godeva di maggiore fluidità. Ci sarà chi vorrà scoprire il significato di tutti i simboli e i rimandi di cui è disseminato il racconto, è sicuramente un modo per andarci dentro e avere la sensazione di approfondirlo, ma ognuno ha lecitamente il suo approccio e non è detto che quello di razionalizzare tutto sia per forza il più adatto. Una strada potrebbe anche essere quella di lasciarsi andare al flusso comprendendone l’impalcatura ma non per forza tutti i passaggi, anche perché se di andamento onirico si tratta, ingabbiarlo in significati a senso unico ne riduce inevitabilmente l’incanto. A ciascuno, quindi, il suo Miyazaki, minore o maggiore, migliore o peggiore, poco importa, comunque la si veda è un’opportunità di confronto con un immaginario ricco di spunti e prezioso.

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