IL BARO-METRO: SGUARDI DALLA SALA (03/23_24) – PARTE 2 III TRIMESTRE STAGIONE 2023 / 2024  —  IL BARO-METRO: SGUARDI DALLA SALA (03/23_24) – PARTE 1 III TRIMESTRE STAGIONE 2023 / 2024

INDIANA JONES E IL QUADRANTE DEL DESTINO

promosso a pieni voti

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

di James Mangold con Harrison Ford, Phoebe Waller-Bridge, Mads Mikkelsen, Antonio Banderas, John Rhys-Davies, Toby Jones

Bentornato Indy! A quindici anni dall’ultimo non memorabile episodio (il quarto, Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo), rinvigorire il mito non era impresa facile per vari motivi: il mutamento delle abitudini degli spettatori, la lunga distanza dal precedente capitolo, l’anzianità del protagonista (Harrison Ford, ulltraottantenne), l’attenzione a valori inclusivi (non nelle priorità delle puntate precedenti), l’aggiornamento ai tempi dello stile retrò senza tradirne però lo spirito, un cambio di regia (non più affidata a Steven Spielberg che insieme a George Lucas figura comunque come produttore esecutivo), la necessità di attirare sia il nostalgico che il ragazzino, scene di azione originali e ad effetto per mantenere alterata la sensazione di giocattolone bigger than life. Ebbene, nel complesso, l’obiettivo è raggiunto. La solida mano di James Mangold (dal sottovalutato Innocenti bugie a Logan, ma anche Le Mans ’66) riesce nel miracolo di fare un film in grado di conservare il sense of wonder dell’avventura originale restando fedele alle radici del personaggio. L’inizio è in medias res e ci riporta nella Germania del 1944, con i prodigi della tecnica che consentono a Harrison Ford di apparire ringiovanito riuscendoci quasi sempre (solo la saltuaria inespressività dell’occhio ci ricorda ogni tanto l’origine di sintesi). Una lunga sequenza di azione – la meno riuscita delle varie disseminate nel film, (ennesimo treno in corsa, con un utilizzo originale solo del classico tunnel che arriva all’improvviso) – introduce i personaggi e i conflitti alla base del film che prosegue alla fine degli anni ’60 per meglio argomentare le rumorose premesse.

Di grande efficacia l’innesto di un personaggio femminile nuovo (perfetta Phoebe Waller-Bridge), in linea con i tempi nella sua non dipendenza da una figura maschile e privo di facili etichette, quindi complesso, e anche la costruzione di una storia adatta ad agganciare presente e passato, scritta con attenzione ai personaggi e a concatenare svolte narrative in grado di mantenere desta l’attenzione (in tal senso riesce a spiazzare e commuovere il finale). Le due lunghe sequenze di azione centrali, quella con Harrison Ford a cavallo (tipo Arnold Schwarzenegger in True Lies) durante la parata per festeggiare l’allunaggio e quella in tuk-tuk per le viuzze di Tangeri, sono spassose e ben orchestrate; un po’ meno scorrevole, invece, quella, altrettanto lunga (ma in questo caso la lunghezza si sente), che conclude il film. La colonna sonora di John Williams è sempre strepitosa e fa un ottimo servizio all’azione sottolineandola costantemente con incisività e brio. Impeccabile il glaciale villain di Mads Mikkelsen, sacrificato il vecchio lupo di mare di Antonio Banderas, avremmo voluto un pochino di più di Toby Jones, ma nel complesso l’intrattenimento è garantito e le due ore abbondanti scivolano piacevolmente trovando un buon equilibrio. Non vedo cosa altro attendersi dal quinto capitolo di una saga in fondo già chiusa da tempo, ma con un protagonista talmente iconico da fungere da richiamo irresistibile.

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