HORIZON: AN AMERICAN SAGA La seconda parte non uscirà al cinema nel mese di agosto  —  CINÉ 2024 2 – 5 Luglio 2024 - le Giornate Professionali di Cinema di Riccione

INSIDE OUT 2

Un sequel piacevole ma non irresistibile

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

di Kelsey Mann

U.S.A. 2024 – durata 96′

Nuove emozioni si profilano all’orizzonte nel sequel di Inside Out, uno dei film Pixar più amati di sempre. Del resto Riley è cresciuta e sta per fare il grande salto verso l’adolescenza con il passaggio alle scuole superiori. La sceneggiatura propone quindi il vecchio gruppo di Gioia, Rabbia, Disgusto, Tristezza e Paura a cui si affianca una nuova protagonista, Ansia, con i nuovi comprimari Invidia, Imbarazzo, Noia, anzi, Ennui (che suona piacevolmente snob) e, in brevissima apparizione, Nostalgia. Schema che vince non si cambia e la nuova avventura si struttura in modo molto simile al capostipite: presentazione dei personaggi, successiva dispersione e ritrovata coesione con morale. Se la prima parte colpisce per la capacità di rendere fluido ogni passaggio sviscerando il sentire dei personaggi con preziosa sintesi, rendendoli immediatamente riconoscibili anche per chi non ha visto il primo film e impostando l’azione con ritmo incalzante ma non sfinente, nella lunga parte centrale, come già nel primo film, l’insieme fatica maggiormente.

I rapporti causa/effetto che si stabiliscono nel vasto mondo del subconscio, infatti, perdono immediatezza e le dinamiche impostate si sviluppano attraverso ulteriori divagazioni dando la sensazione di un eccesso di schematismo nel tentativo di incasellare stati d’animo complessi e sfumati. Tra l’altro ponendo continuamente nuovi ostacoli da affrontare ma risolvendoli solo a volte in modo brillante (l’idea delle voragini create dal sarcasmo è geniale), più spesso con qualche scorciatoia, per cui potrebbe praticamente succedere qualunque cosa e arriverebbe un cavo dall’alto a rappresentare non si sa bene cosa e risolverebbe il problema. Per fortuna il colpo di coda riequilibra le cose, non togliendo però la sensazione che la semplificazione operata abbia ingabbiato le emozioni in un bignamino abbastanza spicciolo di psicologia, con anche un’ombra di giudizio nonostante le parole lo smentiscano. Grande assente la sessualità che, invece, a quell’età inizia a farsi sentire eccome; le ragioni sono evidenti, l’obiettivo è affrontare tematiche sì universali, ma senza precludersi mercati e target di pubblico; scelta comprensibile, ma è un vuoto che si capta e toglie inevitabilmente genuinità all’insieme.

L’aspetto visivo offre una girandola di colori e character design di grande efficacia, con una computer grafica sinuosa e avvolgente e pure qualche incursione in 2D a differenziare gli stili (Pouchy, il cane cartoon provvisto di marsupio, residuo dell’infanzia di Riley). L’amalgama che ne deriva, pur caratterizzato da una scansione un po’ meccanica che ne riduce la portata e modera il retrogusto (a fine visione non resta molto, provare per credere pensandoci dopo qualche giorno), si configura come un intrattenimento piacevole e ben dosato: arrivare a tutti, ma proprio tutti, necessita di sottili compromessi e difficili equilibri e in tal senso il film centra perfettamente l’obiettivo. Come spesso accade, la sequenza dopo i titoli di coda, per scoprire “l’oscuro segreto di Riley”, non ripaga dell’attesa (ma induce a vedere i titoli di coda, il che non è affatto male).

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