JURASSIC WORLD – LA RINASCITA

Dinosauri in formato famiglia

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Voto: 6

di Gareth Edwards con Scarlett Johansson, Mahershala Ali, Jonathan Bailey, Rupert Friend, Manuel Garcia-Rulfo

U.S.A. 2025 – durata 134’

Bentornato al cinema per ragazzi. Sembra infatti essere questo il futuro della saga Jurassic World, di cui La rinascita inaugura una nuova trilogia; ovviamente dipenderà dagli incassi, ma i 322,6 milioni di dollari raggranellati nei primi cinque giorni di programmazione offrono già ottime credenziali ai possibili futuri sequel. Al settimo film si opta con abile strategia per un ritorno alle origini declinato alle famiglie. Il film può infatti essere considerato una sorta di reboot un po’ annacquato del primo film della seconda trilogia che poi lo era a sua volta del primo e inarrivabile Jurassic Park, da cui tutto è partito 32 anni fa. Si bypassano quindi le difficoltà di gestire, anche a livello narrativo, la convivenza tra dinosauri e umani e si torna a circoscrivere il perimetro dell’azione che diventa quello di un’isola della zona equatoriale dove trovano rifugio i dinosauri ibridi e mutanti sopravvissuti. La sceneggiatura è del veterano David Koepp, già dietro lo script dei primi due Jurassic Park, e forse non a caso vengono riproposte alcune tappe immancabili che sembrano vere e proprie citazioni, come lo stupore davanti ai giganti preistorici o la fuga in luoghi angusti che ricorda quella, celeberrima, nella cucina del primo capitolo.

Il pregio maggiore è quello di impostare in modo semplice ma efficace le coordinate del racconto: bisogna recuperare tre campioni di materiale genetico da tre differenti dinosauri per sviluppare un farmaco innovativo contro le malattie cardiovascolari; per fare ciò occorre assoldare il personale adatto, quindi pronto a tutto e avventuriero (anche con un cuore d’oro). A rimescolare un po’ le carte una improbabile famigliola in gita in barca che è un po’ la parte debole del racconto, perché al centro delle svolte più inverosimili. Le premesse vengono poi sviluppate come se fosse una storia di Topolino, con una basicità all’inizio apprezzabile, poi sempre più puerile, ma ciò su cui si punta sono gli effetti speciali, effettivamente apprezzabili, e le new entry nel cast che riescono a conferire personalità a personaggi altrimenti anonimi. Tutto il resto concorre allo scopo che è movimentare l’azione cambiando gli scenari (i tre dinosauri sono di specie differenti e consentono di sondare cielo, terra e mare) e fare scontrare umani e dinosauri, ovviamente sempre più grandi (qui abbiamo il Distortus rex, super aggressivo e con sei arti, ma anche poco carismatico).

Se le premesse e gli sviluppi iniziali funzionano (prologo a parte, in cui si esagera con il product placement), la parte finale perde invece ritmo e spessore, perché il countdown delle vittime diventa prevedibile, la tensione è moderata (non si teme davvero mai per i personaggi che contano), l’etica dei protagonisti “buoni” è poco plausibile e i dinosauri sono grandi e grossi ma anche un po’ tontoloni. Con il pilota automatico si giunge quindi a fine visione piacevolmente intrattenuti mettendo a tacere il borbottio giudicante, perché il film è dichiaratamente privo di ambizioni che non siano quelle di non sfigurare rispetto ai predecessori e incassare il più possibile. Che sia questa la globalizzazione? Un piatto per tutti i gusti, in grado di saziare e non risultare indigesto ma fondamentalmente insipido? Tra un popcorn e l’altro, c’è da pensarci su.

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