di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Voto: 7.5di Gabriele Mainetti con Enrico Borello, Yaxi Liu, Marco Giallini, Sabrina Ferilli, Luca Zingaretti, Chunyu Shanshan
Italia (2025) – durata 138′


Gabriele Mainetti è un regista che pensa in grande e mira a un cinema bigger than life in grado di ridestare il “genere” collocandolo nel tessuto urbano e sociale che gli appartiene, quindi romano. Lo ha dimostrato fin dall’esordio con Lo chiamavano Jeeg Robot, ammiccante al cinecomic, poi con Freaks Out, vero e proprio kolossal, e ora con La città proibita, omaggio al cinema di Hong Kong delle arti marziali (più specificamente gongfupian). Se le sue prime due regie funzionavano dal punto divista visivo ma molto meno da quello narrativo, con l’aggravante dell’urlo continuo di personaggi e situazioni, con La città proibita il regista trova un maggiore equilibrio. Il film, infatti, è stupefacente dal punto di vista visivo, con sequenze d’azione che nulla hanno da invidiare a quelle di chi un cinema d’azione lo fa abitualmente, e anche la sceneggiatura, nonostante qualche passaggio non sempre plausibile, costruisce caratteri e situazioni in modo accurato, con sottotrame per lo più convincenti e più di un colpo di scena.

L’incipit è travolgente e piacevolmente spiazzante e pone le premesse per un solido intrattenimento fondato su un grande classico, la straniera che porta scompiglio e fa emergere l’odio tra due realtà contrapposte, nel caso specifico due ristoranti che rappresentano anche due culture completamente diverse, quella cinese e quella italiana (ma forse sarebbe più preciso dire “romana”). Il cast è complice a partire dalla straordinaria protagonista Yaxi Liu, fondamentale per la credibilità delle sequenze di azione, e infatti già controfigura di Liu Yifei nella versione live-action di Mulan. Sono poi emblemi perfetti della romanità del contesto sia Marco Giallini che Sabrina Ferilli, e pure il protagonista Enrico Borello sorprende in positivo. Un deciso passo avanti, quindi, per un regista che si conferma originale nel portare avanti la sua idea di cinema, incline alla grandeur ma radicata nel suo territorio, ed è questa la sua forza. Non è detto che trovi facilmente un pubblico, perché i giovani potrebbero non capire che è costruito anche per loro e gli spettatori agée potrebbero invece essere diffidenti nei confronti di un cinema venduto come di sola azione, ragion per cui avrebbe necessitato di un marketing non solo massiccio a due settimane dall’uscita, ma anche in grado di accompagnare l’evoluzione del film in tutta la sua fase produttiva, in modo che l’arrivo in sala fosse l’anello mancante e non il punto di partenza.

