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LA SIRENETTA

non era semplice...e ahimè...

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

di Rob Marshall con Halle Bailey, Jonah Hauer-King, Melissa McCarthy, Javier Bardem

Diciamolo, era un progetto suicida in partenza, perché rischioso più di altri e purtroppo il risultato, nonostante le alte professionalità messe in campo, finisce per confermare i pregiudizi. Sono soprattutto alcuni dettagli su cui si finisce per soffermarsi: il pesciolino Flounder che sembra di plastica, le sorelle di Ariel che non stonerebbero come influencer in passerella, il buio della fotografia rispetto all’esplosione di colori del film di animazione, il gesso sulla lavagna quando arriva improvviso il canto. Mi immagino fior di riunioni per decidere la resa visiva di quando Ariel si trasforma da umana in sirena e le compare non solo la coda da pesce al posto delle gambe, ma pure il top. Il problema di fondo è che se certe cose funzionano in un mondo animato, dove tutto è possibile, riproposte in uno se non reale comunque realistico (e tendente all’iperrealismo), producono quell’effetto che prende il nome di uncanny valley, letteralmente “zona perturbante”, più in soldoni “inquietante”. Se la prima parte ambientata nei fondali marini, nonostante il prevalere dell’oscurità, tutto sommato funziona, anche se il film di animazione presentava personaggi e situazioni in modo molto più spumeggiante, è quando si giunge in terraferma che cominciano i problemi. La causa è soprattutto in una narrazione da villaggio vacanze, in cui tutto pare pretesto per fare avanzare il racconto con il pilota automatico, senza risate, verve, partecipazione, rendendo impossibile sospendere l’incredulità. Dovremmo davvero credere che il Principe Eric sia così ingenuo e monolitico? Sembra un Buzz Lightyear non consapevole. E anche la strega Ursula, sulla carta scelta perfetta Melissa McCarthy, si limita a promettere scintille che però non arrivano mai, sprecando il suo alto potenziale in un confronto finale privo di pathos e stancamente rumoroso.

Il problema è soprattutto di scrittura, di caratterizzazioni, di personaggi inerti, di snodi narrativi serviti senza sorprese. Si sente il peso del ragionamento dietro a ogni svolta. Poi, non era semplice, per niente, con tanti equilibri sottili da trovare, aprendosi al nuovo ma tenendosi ancorati al vecchio, osando sul piano visivo con uno degli elementi più rischiosi (l’acqua), proponendo varianti attente all’inclusività (che alla fine sono quelle che funzionano meglio). Purtroppo è proprio il racconto che procede senz’anima, andando incontro a un finale forzato e vagamente sinistro: dopo avere avuto la benedizione paterna (lei) e il benestare materno (lui), i due piccioncini anziché prendersi due minuti di quiete dopo tanto penare partono subito alla volta di nuove terre e mari con un mesto barchino che sembra destinato ad affondare al primo maroso. Anche questa scelta, sulla carta bella e originale per distaccarsi dal banale lieto fine matrimoniale e donare indipendenza ai due protagonisti, pare buttata lì perché “necessaria” più per ciò che i personaggi devono rappresentare che per i personaggi stessi. Ed è un po’ il problema degli ultimi film Disney in generale: a forza di doversi fare manifesto di qualche istanza evoluta perdono per strada il sentire dei personaggi. Halle Bailey è brava e in parte, anche se meglio pinnata che bipede: sembra quasi fatta di sintesi pure lei.

2 commenti su “LA SIRENETTA

  1. e così abbiamo dato ‘corpo’ a quelli che pensavamo fossero soltanto pregiudizi: grazie per la tua recensione puntuale, precisa e lucida. Che, ovviamente, convidido in toto!

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