LE COSE NON DETTE

Da Tangeri con furore

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Voto: 7

Regia: Gabriele Muccino
Interpreti: Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria, Carolina Crescentini, Beatrice Savignani, Margherita Pantaleo
Paese: Italia
Anno: 2026
Durata: 114 minuti

Gabriele Muccino è uno dei registi italiani più popolari, con uno stile riconoscibile fatto di tensioni familiari portate all’estremo attraverso una messa in scena molto dinamica e all’insegna della esasperazione dei toni. In realtà ha percorso anche altre strade, perché sa raccontare una storia ed è molto preparato tecnicamente, qualità che lo hanno portato ad avere successo anche al di fuori dei confini nazionali (La ricerca della felicità, soprattutto). Ha anche affrontato un cinema più intimista (L’estate addosso) e di quasi genere (Fino alla fine), con cast meno altisonanti, ma il pubblico non lo ha seguito. Con Le cose non dette torna a ciò che gli viene meglio, quindi la messa in scena di famiglie disfunzionali in via di disfacimento. Di nuovo c’è l’esotismo del contorno, visto che la vicenda è ambientata quasi completamente a Tangeri, durante la vacanza di due coppie, una delle quali con la figlia tredicenne, e una cornice noir che intorbidisce ulteriormente il racconto. La storia ricalca, soprattutto nelle premesse, quella de L’ultimo bacio: in un ambiente altoborghese c’è un uomo, apprezzato professore universitario, che tradisce la moglie con una studentessa particolarmente insistente e c’è un libro (là il Siddhartha dato da lei a lui, qui Il rosso e il nero dato da lui a lei) a suggellare che in 25 anni nulla è in fondo davvero cambiato nei casini affettivi che l’ufficialità dei rapporti di coppia cerca invano di irreggimentare.

La maggiore capacità dello script, liberamente tratto dal romanzo “Siracusa” di Delia Ephron, sorella della compianta regista Nora, è quella di captare un sentire contemporaneo e universale, con una miscela esplosiva, di luoghi comuni, certo, ma cavalcati con grande padronanza del mezzo espressivo utilizzato; ragione per cui si segue la calata agli inferi dei personaggi, in cui in fondo in fondo nessuno si salva davvero, con grande interesse e partecipazione, contenti di essere dall’altra parte dello schermo, quella che ti fa stare seduto comodo ad assistere con curiosità e trepidazione alle sventure altrui. Con grande abilità registica il film scivola che è un piacere, calcando la mano, sfiorando il trash, abbracciando il melò, finanche il dramma shakespeariano, mantenendo tensione costante e coerenza narrativa. Una misoginia latente è nell’aria, ma in realtà il film non fa sconti a nessuno. Molto complice il cast di star nostrane, ben guidato da un regista che tra i suoi punti di forza ha anche la direzione degli attori (Monica Bellucci, in Ricordati di me, è lì a ricordarcelo).

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