CINEMA REVOLUTION Edizione 2024  —  CINEMA IN FESTA Al via la quarta edizione

PARE PARECCHIO PARIGI

Buono lo spunto, ma il film dov’è?

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

di Leonardo Pieraccioni con Leonardo Pieraccioni, Chiara Francini, Giulia Bevilacqua, Nino Frassica, Massimo Ceccherini

Una storia vera brillante e dalle molte possibili sfaccettature, un solido cast in cui spicca un attore ironico come Nino Frassica, anche un titolo azzeccato. A mancare è più che altro il film che gira costantemente a vuoto annacquando ogni possibile spunto e fermandosi all’effetto. Due sorelle e un fratello si incontrano al capezzale del padre malato. Covano grandi rancori, tanto che non si parlano da cinque anni, ma decidono di assecondare il padre che avrebbe sempre voluto fare un viaggio tutti insieme a Parigi. Come fare, viste le condizioni precarie del malato? Decidono di affittare un camper e di fingere di andare a Parigi girando in realtà in lungo e in largo nel maneggio del fratello. Un’idea spumeggiante dove commedia e dramma potrebbero intrecciarsi con brio. Ci sono infatti una resa dei conti tra fratelli, un mistero da svelare (perché hanno smesso di comunicare?) e le difficoltà pratiche di imbastire una messa in scena credibile nei confronti del padre. La sceneggiatura però non decolla davvero mai accontentandosi di appioppare a ogni figlio un problema sopito per poi risolverlo in un baleno e aggiungendo qua e là elementi che provano invano a sondare la contemporaneità. Il problema è che tutto è un po’ raffazzonato a causa di un azzeramento della complessità: c’è bisogno di un camper e voilà eccolo che compare, tutti sembrano avere mille impegni di lavoro e voilà eccoli pronti a partire, sono tutti molto rancorosi e giù a fare battute sorridendo, bisogna ricostruire le Alpi e voilà ecco che compare un cartonato gigantesco, occorre qualcuno che sia di aiuto per mettere in scena la recita e voilà ecco che i dipendenti di una delle sorelle diventano dei rodati cabarettisti. A mancare è la concretezza della realtà che di solito con i suoi imprevisti è ciò che fa scaturire la risata, perché impostare una finzione richiede impegno, rischio e strategia, invece le cose avvengono come per caso, senza che nessuno se ne preoccupi davvero più di tanto. Con punte bassissime (il teatrino del ragazzo della Francini e l’incontro con la bella, saggia e disponibile al maneggio), inaspettate grevità (il coming out “barbuto” è imbarazzante), cose buttate lì un po’ a caso (l’interessamento alla vicenda dei media, gli sviluppi social, ma anche la soluzione del mistero sul perché i tre fratelli non si sentono più che resta un grande boh!) e siparietti allungabrodo (il raccordo con Ceccherini che sembra provenire da un altro film, con tutta probabilità uno slasher). Ma funzionano poco anche alcune trovate non originali ma con del potenziale, come la premessa sull’aereo, il desiderio del padre di famiglia di mangiare una “petroniana”, la gag dello scambio dei medicinali, e questo è dovuto principalmente a una regia inerte che si limita a mostrare i fatti senza trovare l’approccio giusto per raccontarli, renderli divertenti, insomma, farli vivere. Si avverte quindi una certa pigrizia di fondo, come se la storia vera da cui il soggetto trae origine e la simpatia toscana fossero già il piatto forte, mentre invece dovrebbero essere solo solide premesse.

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