di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Voto: 6.5Regia Kevin Williamson
Interpreti Neve Campbell, Courteney Cox, Isabel May, Jasmin Savoy Brown
Nazione U.S.A.
Anno 2026
Durata 114’


La saga di Scream è ormai un rito a cui si soggiace volentieri nonostante finisca sempre, tranne il folgorante capostipite, per deludere le attese, chissà perché ogni volta speranzose nonostante la solo parziale soddisfazione. Non fa eccezione questo settimo capitolo che arriva dopo due film che hanno esagerato con compiacimenti metacinematografici (no, di Melissa Barrera e Jenna Ortega non si sente la mancanza) finendo per trasformare un horror in un giochino cerebrale tanto arguto quanto fine a se stesso, dove non si sorride neanche più, men che meno ci si spaventa. Con l’arrivo alla regia di Kevin Williamson, mitico sceneggiatore del primo film (ma anche dei capitoli 2 e 4) e anima, insieme a Wes Craven, dell’intera saga, qualcosa cambia, anche se, dietro la piacevolezza di partecipare al gioco e il non prendersi troppo sul serio dell’operazione nostalgia, resta per l’ennesima volta quella sensazione di occasione un po’ sprecata. Il rito, perché di rito si tratta, prevede nuovamente una sequenza iniziale molto divertente (sogno un dvd con tutte le scene di apertura dei sette film della saga, le cose migliori), una impostazione accattivante della vicenda, alcune morti gustose, gli stacchetti musicali che aprono all’inatteso, Ghostface sempre goffo e crudele, qualche battuta metacinematografica ad effetto, le immancabili citazioni e un deragliamento finale nel momento in cui i nodi devono venire al pettine e la soluzione del giallo non sembra avere il minimo senso logico o, meglio, macchinosamente ce l’ha, ma non interessa a nessuno.


Ma allora perché questi film si guardano sempre volentieri? Ho provato a pensarci e non è certo per la trama o l’approfondimento dei personaggi, ma per il tono generale, l’ironia sottesa alla scrittura, i riferimenti a un universo horror che conosciamo, quella tensione ludica che ci fa temere per la sorte di personaggi insopportabili e che sappiamo essere carne da macello, insomma, perché siamo seduti nella nostra comoda poltrona nel buio di un cinema e abbiamo voglia di giocare, forse soprattutto bisogno di distrarci da noi stessi. Certo, per il ritorno di Sidney Prescott, con la rediviva Neve Campbell rientrata a suon di milioni di dollari nel franchise (si vocifera ben 7), si poteva prevedere qualcosa di più spiazzante e meno trito di un passaggio di consegne tra madre e figlia, tra l’altro discutibile, come se i figli non riuscissero mai a scrollarsi di dosso le vite complicate dei genitori, mentre in tal senso la sceneggiatura osa poco e ci tiene a far quadrare il cerchio. Si apprezzano invece il ritorno alla provincia, il ridimensionamento del meccanismo cinefilo, presente ma non invadente, l’omaggio al mito ricalcandone i cliché e il tentativo di stare al passo con i tempi coinvolgendo l’Intelligenza artificiale (di Courtney Cox ti chiedi più volte se sia proprio lei o non invece il suo avatar), poi, sì, certo, le dinamiche sono basiche e hanno il solo scopo di creare le premesse per l’azione e tutta l’operazione sembra più al servizio della fan base che davvero ispirata, però è vero che se si sta al gioco il minutaggio scivola leggero e per un film votato al mero intrattenimento è proprio ciò che si chiede.

