di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Voto: 7Titolo originale: Simón de la montaña
Regia: Luis Federico
Interpreti: Lorenzo Ferro, Kiara Supini, Pehuen Pedre
Paese: Argentina, Cile, Uruguay
Anno: 2024
Durata: 96 minuti

Quando un film mette a disagio è sicuramente un fatto positivo e l’argentino Simon della montagna rientra nella categoria. Il protagonista di questa opera prima è il ventunenne Simon che sembra ben integrato in un gruppo di disabili ma che poi scopriamo fingere questa condizione. Il mistero della sua scelta pone molti interrogativi. Simon vive in un contesto rurale da qualche parte in una Patagonia che percepiamo più dai suoni (il vento forte) che dal paesaggio, perché la macchina da presa sta quasi sempre stretta stretta sui personaggi o li riprende in contesti caotici o corali. La madre di Simon si è rifatta una vita con un nuovo compagno con cui, senza grande costanza, Simon collabora. Si dichiara “traslocatore”, ma finisce per passare molto tempo con la comunità di disabili, iniziando anche a stringere un’amicizia sempre più intima con una ragazza del gruppo. Nel percorso di ricerca della propria identità qualche cosa lo ha portato a mentire, a non conformarsi, a cercare una scappatoia alle regole sociali, a ciò che ci si aspetta da lui e che forse teme di deludere. Questione di aspettative altrui, ma anche forse di una mancata accettazione delle proprie debolezze che vengono giudicate, in primis da lui stesso, come inaccettabili e insormontabili.


Simon non si sente accolto, in famiglia come dal mondo, e si sente più a suo agio con qualcuno che, forse, reputa inferiore, come si sente lui stesso in confronto a un mondo che corre, che non lo ascolta e che lui ha smesso di ascoltare. Il suo disagio è via via crescente e ha radici lontane (esplicative quelle immagini di lui bambino che recita con grande disinvoltura e si esibisce in spettacoli sostenuto da un padre ora assente). Qualche cosa nel suo processo di crescita si è incrinato, quella figura paterna, così importante, è scomparsa, ha iniziato a costruirsi uno scudo via via sempre più spesso che richiederebbe, più che un’etichetta, un po’ di empatia. Il film si apre e si chiude con le stesse domande, quelle attraverso cui le istituzioni verificano lo stato di chi richiede un certificato di disabilità, a cambiare è però il contesto. A inizio film Simon è con un ragazzo disabile che lo aiuta a dare le risposte giuste per risultare credibile nel suo inganno, a fine film è invece davanti a una dottoressa che deve effettuare una perizia psichiatrica. Non sappiamo come finirà, sono le nostre certezze questa volta che vacillano, impantanate nel terreno scivoloso e poco costruttivo del giudizio, mentre quelle del protagonista sembrano sempre più indirizzate verso una strada di non ritorno. Chi si aspetta di essere imbeccato, anche solo guidato, negli interrogativi a cui il film induce resterà deluso, siamo noi che dobbiamo riempire quei voti e quel mistero, il film si limita a disseminare indizi consentendoci di riflettere sulle sfide dell’adolescenza. L’opportunità, se si ha voglia di coglierla, è preziosa e tutt’altro che banale. Il film ha vinto il Gran Premio della Settimana della Critica al Festival di Cannes 2024 e come miglior film al Modena Film Festival.

