di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Voto: 7.5di Paul Thomas Anderson con Leonardo DiCaprio, Sean Penn, Benicio Del Toro, Teyana Taylor, Chase Infiniti, Regina Hall
U.S.A. 2025 – durata 161′
Che bello quando il cinema ti travolge abbattendo ogni difesa per trasportati nel suo viaggio. È quello che accade con l’ultima opera di Paul Thomas Anderson, non il capolavoro che si legge in giro, ma un ottimo film in grado di sondare la contemporaneità attraverso personaggi a cui cedere senza troppe riserve: il protagonista Pat Calhoun, una sorta di “Grande Lebowski” 2.0 alle cui fragilità ci affezioniamo, un cattivo senza redenzione come il colonnello Steven J. Lockjaw, emblema di un’America farsesca che pensavamo potesse esistere solo nei film, ma anche una temibile e impetuosa Perfidia “Beverly Hills”, scheggia impazzita di una rivoluzione piena di umane contraddizioni, fino alla giovane Willa Ferguson, intorno a cui tutto ruota, unico personaggio con cui poter entrare davvero in empatia. Il film si prende il suo tempo per costruire le situazioni e caratterizzare i personaggi, ma non è la melina delle serie tv che riempie un vuoto per raggiungere adeguato minutaggio, serve per dare sostanza alla narrazione, per farci capire ed entrare nel sentire, non per forza allineato al nostro, dei personaggi. Si affrontano temi grandi e molto attuali (la fastidiosa “urgenza” urlata ovunque e per qualunque cosa), ma in modo intelligente, facendo vivere i personaggi che non diventano pedine di una tesi, ma sono liberi di andare dove vogliono. SI parla di genitorialità in modo diretto, sono i personaggi a viverla senza bisogno di spiegarcela (la famiglia è quella che ti cresce, punto), ci si immerge nell’immigrazione, perché alcuni personaggi immigrati lo sono, ma non è il tema del film, si parla di rivoluzione, ma è solo in parte un film politico, il suo focus è infatti raccontare una storia complessa, sfaccettata, problematica, con conflitti e contraddizioni, lasciando a noi il compito di tirare le somme sulle tracce di vita di cui si è stati testimoni. Un cinema che non si sostituisce a noi, ma ci accompagna.


Poi, vabbè, è girato magnificamente, con alcune sequenze, come l’inseguimento finale tra i saliscendi di una strada che sembra nata per essere filmata, dalla costruzione davvero efficace. Determinante la colonna sonora di Jonny Greenwood e alcune scelte, come quella dei costumi “divisa” di Colleen Atwood, che aiutano a connotare con precisione i personaggi: la vestaglia di Pat, la gonna tutù di Willa e la mimetica del colonnello. Superbo il cast, in cui si distinguono un Sean Penn in stato di grazia, attento a non eccedere in un ruolo già di suo ai limiti della macchietta, Leonardo DiCaprio che riesce a intenerire con la mediocrità del suo Pat e il fuoco che avvampa in Teyana Taylor. Brava anche la giovane Chase Infiniti, ma non si capisce perché scegliere una venticinquenne per interpretare una sedicenne, la differenza di età c’è e si vede. Se c’è una cosa su cui si può discutere, ma che non inficia l’efficacia dell’opera, è la tutto sommato mancanza di riconoscibilità dello stile; se lo vedessimo al buio (non della sala, dove lo abbiamo visto, ma di informazioni), potremmo pensare che si tratti di un film di Quentin Tarantino, o dei fratelli Coen, perché l’insieme risulta molto derivativo, ma il fatto che non trasudi personalità non è per forza un male quando il risultato è così godibile.


