di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Voto: 6Titolo originale: The Housemaid
Regia: Paul Feig
Interpreti: Sydney Sweeney, Amanda Seyfried, Brandon Sklenar, Elizabeth Perkins, Michele Morrone
Paese: U.S.A
Anno: 2025
Durata: 131 minuti


Il thriller è un genere che manca da un po’ in sala, relegato per lo più, insieme alle commedie, alla visione casalinga in streaming. Paul Feig che a entrambi i generi, con risultati alterni, si è dedicato (tra i SI’ Le amiche della sposa e Un piccolo favore, tra i NO Ghostbusters e Un altro piccolo favore), traspone l’omonimo romanzo del 2022 di Freida McFadden con la complicità della sceneggiatura di Rebecca Sonnenshine (vari episodi di serie tv nel suo curriculum e l’intera stagione di Archive 81 – Universi alternativi, oltre che scritta, da lei anche ideata e prodotta). Gli elementi del genere si sviluppano a partire dalle neanche troppo progressive tracce di inquietudine che si disseminano nel quotidiano di una ragazza, in libertà vigilata, assunta come governante da una ricchissima famiglia, in cui la padrona di casa ha sbalzi di umore repentini mentre suo marito pare l’incarnazione vivente del principe azzurro. Come sempre le apparenze ingannano e non tutto risulterà come sembra. Il film ha dalla sua il piacere di una narrazione vivace e scorrevole che gioca a spiazzare e disattendere continuamente le aspettative. L’intrattenimento è quindi garantito, ma a ridimensionare l’entusiasmo ci sono alcuni elementi. Intanto l’incedere sempre più sopra le righe del racconto; punto di non ritorno il momento in cui le (presunte) amiche della padrona di casa sparlano sfacciatamente di lei e dei suoi trascorsi (per fornire informazioni allo spettatore) davanti alla governante, incuranti che lei stia palesemente ascoltando e possa poi screditarle, e da lì in poi è tutto un susseguirsi di momenti, anche spassosi, ma ai limiti del grottesco e altamente improbabili. E poi si sta davvero esagerando con il lusso sfrenato e i relativi conflitti di classe come scenario per costruire basi accattivanti di una storia; in fondo mostrare case e ambienti che la maggior parte di noi non si può permettere è sempre stato uno degli elementi per agganciarci, ma se diventa un cliché usurato, come accade ultimamente in film e soprattutto serie tv, lo stratagemma diventa formula abusata. Ed è diventato un cliché, ma tematico, in linea con tempi purtroppo solo formalmente evoluti, anche la critica a maschilismo e patriarcato senza il beneficio di alcuna sfumatura, con le donne sempre più solo vittime e gli uomini sempre più solo tossici e narcisisti patologici. Alla luce dello scioglimento finale diventa cedevole anche tutta la costruzione, nonostante il qui e ora durante la visione funzioni. Insomma, un po’ un guazzabuglio che si segue volentieri ma, dopo un inizio spumeggiante, mostra i suoi limiti. A suo agio il trio protagonista in cui si distingue il finora meno noto Brandon Sklenar. Del tutto esornativo, invece, il giardiniere italiano interpretato da Michele Morrone.


