GLI INTROVABILI Rassegna cinematografica al cinema Odeon di Bologna  —  CINEMA IN FESTA – SETTEMBRE 2026 Giunge alla nona e ultima edizione

WE ARE ALIENS

Alla Quinzaine des Cinéastes di Cannes e in concorso ad Annecy

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Voto: 7

Titolo originale: Wareware wa UchuujinRegia: Kohei Kadowaki
Paese: Francia, Giappone
Anno: 2026
Durata: 117 minuti

Il debutto alla regia del giovane Kohei Kadowaki (classe 1996) utilizza diverse tecniche dando vita a un suggestivo film di animazione che indaga l’intimo sentire di due personaggi, l’introverso Tsubasa e il vulcanico Gyotaro, seguendoli dall’incanto dell’infanzia al punto di non ritorno dell’età adulta attraverso i decisivi fraintendimenti dell’adolescenza. Fondali fotorealistici si combinano con una tecnica che fa del rotoscopio il suo punto di forza, grazie all’integrazione di sequenze in live-action con elementi in computer grafica. L’impatto visivo è molto potente e nella sua evoluzione e varietà ben si adatta ai mutevoli stati d’animo dei personaggi e allo struggimento che il regista vuole comunicare. La struttura del racconto prevede l’esplicitazione del sentire dei due protagonisti, antitetici a partire dalla loro rappresentazione cromatica, l’azzurro della calma e dell’interiorità per Tsubasa e il giallo dell’energia e della gioia per Gyotaro, colori che sottolineano con costanza il loro percorso. Il film prevede una prima parte in cui assistiamo al punto di vista di Tsubasa e una seconda in cui riempiamo i vuoti con quello di Gyotaro (in mezzo compare, a minutaggio inoltrato, il titolo).

La duplice angolazione permette di rivisitare gli stessi cruciali momenti che hanno fatto passare i due protagonisti da migliori e inseparabili amici, quando erano bambini, al gelo del presente, dando spazio alle fratture, a stretto confine con il bullismo, che hanno finito progressivamente per allontanarli. Linea di demarcazione, tra un prima e un dopo, un fatto in apparenza non così grave (la rottura di un ombrello) che però si riverbera in ognuno dei due con conseguenze diverse, per entrambi, però, profonde, irrecuperabili e in grado di generare una distanza via via crescente. La scansione del racconto segue le emozioni dei due protagonisti in un perfetto connubio tra l’incisività delle parole, le deformazioni che subiscono le caratterizzazioni e la poesia dei fondali. Il regista comunica un profondo pessimismo nei confronti dell’amicizia e non dà scampo a un’evoluzione positiva: l’inserimento nel mondo degli adulti porta irrimediabilmente al fallimento di ogni possibile slancio. Quella che mette in scena è una storia d’amore corrisposta ma fatalmente inquinata dalla mancanza di reale comunicazione e da un contesto sociale in cui i non detti si riempiono di inquietudini e insicurezze personali. Un’opera a volte faticosa da seguire nei suoi continui salti emotivi e temporali, un po’ a senso unico nella cupezza di cui è permeata e in fondo spietata nel suo rivestire di luce solo il tempo che fu.  Resta però una preziosa opportunità di confronto grazie soprattutto alla forza evocativa delle immagini, in cui, al di là del racconto che procede andando lecitamente dove vuole e non dove magari si vorrebbe, è comunque bello perdersi.

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